Ho disattivato le notifiche a me stessa

Ho disattivato le notifiche a me stessa

Oggi voglio scrivere qualcosa che non ha niente a che vedere con consigli su come migliorare la propria gallery di instagram, la propria vita, i viaggi o beauty routine.

Oggi vi voglio raccontare cosa c’è dietro un social network come instagram, come facebook, come youtube, come tumblr.

Non sono mai stata una persona senza ambizioni, senza sogni, spettatrice della propria vita e comparsa in quella degli altri, ho sempre amato stare sul palcoscenico, produrre contenuti di valore, arrivare al cuore delle persone con la mia scrittura, aiutare chi ne ha bisogno e sentirmi partecipe del mondo in ogni sua forma, dalla più “banale” come un tramonto alla più “complicata” come l’algoritmo di instagram. Poi però la smania di migliorarsi sempre di più a volte può sfociare nella perdita di passione, di se stesso, dei piaceri che prima ti facevano gioire e che adesso sono diventati i tuoi peggiori incubi.

E non parlo solo di tecnologia o delle emozioni che releghiamo a dei “semplici” numeri, bensì mi riferisco anche alla vita reale. Quando un fiore diventa solo una texture sullo sfondo del telefono, quando la festa della mamma diventa un motivo per pubblicare la foto su instagram, quando un’alba non è più tale, quando un concerto del proprio cantante preferito diventa motivo di condivisione, quando una serata con gli amici si trasforma in una riunione online seduti allo stesso tavolo.

Mi sorprendo di me stessa, della psicosi che tutto questo mi stava per far venire. E no. non basta chiudere i social e tutto si risolve. Staccare o ignorare il problema non risolve nulla se non si cambia la prospettiva con cui viviamo la nostra epoca.

Bene o male tutto questo fa parte di noi e probabilmente tra dieci anni ci ritroveremo a vivere sempre più assorti nello schermo di un pc o di uno smartphone, non siamo più nel medioevo e in un mondo in cui tutto si basa sull’online è impensabile vivere da reietto, da eremita non usando mai questi dispositivi. Oppure oggi è ancora possibile farlo, ma non è questo che mi darebbe giovamento.

L’importante è rendersene conto. Quando si arriva ad essere attaccati ai numeri che crescono, a dare un’emozione ai like che raggiungiamo o alle views che un video ottiene STIAMO SBAGLIANDO TUTTO. Allora oggi mi sono chiesta perché ho iniziato tutto questo? E ho provato a darmi delle risposte semplici e chiare.

Ho iniziato a 14 anni quando non sapevo niente di marketing, di copywriting, di algoritmi e strategie di persuasione. Ho aperto il mio blog su Tumblr perché i miei temi a scuola riscuotevano sempre un gran successo e ho trasferito le mie emozioni, le mie parole su internet scoprendo con mia grandissima sorpresa che nel mondo esistevano persone come me che in quel preciso momento vivevano lo stesso sentimento di spaesamento, di rabbia, di gioia e a volte anche tristezza. Capendo che quest’ultima se vissuta bene, con criterio, trovando una via per sfogarla poteva anche alleggerirmi. Potevo trasformarla in Arte! Ad oggi il mio blog ha 12mila iscritti. Pochini, certo. Ma è la cosa a cui sono più affezionata perché parla della vera me, perché mi vedo crescere e cambiare, perché ho degli amici online ai cui voglio molto bene.

Instagram? Mi ha iscritta il mio ex ragazzo quando avevo 18 anni affinché io potessi trovare un modo per esprimere e far apprezzare agli altri la mia creatività che riversavo nella fotografia e unire così anche la scrittura raccontando la mia vita attraverso scatti, parole ed emozioni. Era la mia lente da cui vedere il mondo, il mio rifugio, il mio mondo colorato e perfetto. Quello che avevo dentro.

Questo blog? è il modo che ho per arrivare al cuore delle persone che già mi conoscono, che sono seduti a casa propria o in un tavolino del bar a sorseggiare un caffè, che comprendono ciò che voglio dire, che si sentono abbracciati nel sapere che esiste qualcuno a chilometri di distanza che lo sorregge e lo aiuta in qualsiasi modo.

Questa sono io e non faccio differenza nel mio modo di vivere online in quello offline perché i miei principi e la mia voglia di fare, di aiutare il prossimo sono questi e non cambieranno mai. Devo ricordarmelo sempre soprattutto quando mi lascio travolgere da una spirale statica che rende tutti robot e pochi rimangono umani.

E mi arrabbio perché ci sono molti influencer che predicano bene e razzolano male, si fingono gli amici di tutti ma in realtà pensano solo a se stessi, al proprio guadagno screditando tutti quelli che hanno una cosa bella e originale da dire ma vengono spenti dai “numeri”, da una dicitura che compare su un sito web, dalla moda di dire “quello si compra i follower” senza sapere cosa significhi in realtà, ma crederci a prescindere perché qualcuno con 100k follower lo ha detto e quindi deve essere vero.

Mi arrabbio perché si fa dell’ignoranza altrui un motivo per guadagnare, perché anche quelli che si fingono trasparenti stanno prendendo in giro centinaia di persone lucrando sulla loro ingenuità, sulla loro poca informazione riguardo al marketing.

Beh io con questi non c’entro nulla. Preferisco che qualcuno mi urli contro perché gli ho fatto “unfollow” piuttosto che fingermi santa. Alla fine la vera trasparenza è questa, cadere, farsi male, chiedere scusa e mostrarsi per quello che si è davvero.

E ad oggi non mi importa più dei numeri. Ho disattivato le notifiche dei social, non mi faccio più problemi se una foto non riceve un tot di mi piace, seguo chi trovo interessante ed è diventato mio amico anche se ha una gallery imperfetta, scrivo tanto, continuo a fare le mie mille domande nelle stories, sperimento nuovi modi per farmi conoscere e resto fedele a me stessa, a quello che sono, a quello in cui credo e a quello che voglio dare agli altri. Tanto se a una persona piaci resterà a prescindere dai tuoi numeri, se la segui oppure no ecc. chi invece ha sempre da ridire ed è insoddisfatto della propria vita è meglio che se ne vada, non c’entra nulla con me e io non ho niente da offrirgli.

Dietro i social network ci sono delle persone e le persone a volte si fanno prendere così tanto dalla fama, dal guadagno, dalle esperienze che possono fare grazie ai numeri che dimenticano di essere vere, genuine. Dimenticano sogni ed ambizioni. Dimenticano di essere se stesse. Ed io non ho voglia di diventare come gli altri.

Ho disattivato le notifiche, ma mai la voglia di parlare alla gente e di dar voce alla mia creatività.

Un abbraccio,

Veronica

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