Veronica Dambr

Non lasciare che i tuoi sogni restino solo sogni...
Dieci minuti al giorno possono cambiare la propria vita

Dieci minuti al giorno possono cambiare la propria vita

“Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere.”

Scrive questo Chiara Gamberale nel suo libro intitolato Per dieci minuti. un romanzo in cui la scrittrice si racconta dopo un periodo intenso segnato dalla perdita del suo lavoro, dal trasferimento a Roma e dal suo matrimonio che stava giungendo al capolinea. Ma dopo ogni periodo incerto, se ti aiuti, può sempre tornare il sole nelle proprie vite attraverso il tempo. Quei dieci minuti al giorno, un gioco proposto dalla sua psicologa per distrarre la mente dalla tristezza e per invogliarla a prendere in mano la sua vita, in realtà stavano cambiando Chiara nel profondo.

Io invece mi chiamo Veronica, ho ventidue anni e la mia vita si è messa in aspettativa da una me stessa che non vuole crescere e dai miei drammi che non riescono a risolversi mai in breve tempo.

In tre anni, dal 2014 al 2017, ho perso i miei amici, non sono più andata a trovare mio padre e mia sorella, dovevo già essere a buon punto con gli esami universitari e ho portato avanti una relazione insoddisfacente.

L’ansia aveva preso il sopravvento insieme agli attacchi di panico che mi svegliavano nel cuore della notte mentre scoppiavo in lacrime, avevo il terrore di affrontare un esame orale all’università e ho dato molta importanza al giudizio degli altri tralasciando ciò che io pensavo di me stessa che, nel frattempo, ero ingrassata di ben 16 chili.

Dal 2017 al 2018 ho deciso di prendere in mano la mia vita che stava naufragando verso gli abissi più profondi di un oceano sperduto d’amarezza. Ho fatto qualche seduta da una naturopata, ho divorato libri di programmazione neuro linguistica, ho perso quei chili in più, ho preso 30/30 agli ultimi quattro esami orali, ho finalmente decretato la fine della mia relazione e ho ripreso i contatti con la mia famiglia. Sembrava stesse andando tutto a gonfie vele, ma forse è accaduto tutto così velocemente che non ho retto all’impatto.

Quella era la mia esistenza, ma la guardavo come se fosse un film. Io non c’ero. Io non provavo più nulla. Né gioia, né tristezza, né rabbia, né serenità. Era tutto piatto.

Così, per ripristinare l’equilibrio, all’infinita serie di pieghe che stavano prendendo il verso giusto ho deciso di punto in bianco di inserire una cazzata. Che poi, ad oggi, non so se sia stata proprio una sciocchezza, uno sbaglio, qualcosa da non fare. Ma questo dettaglio ha fatto soffrire una persona a cui volevo bene solo perché ho inseguito colui che si è rivelato essere un pugno di mosche.

La verità è che sono stanca, è che mi sento sempre fuori posto, è che io non so più provare emozioni o, per lo meno, le canalizzo nel modo sbagliato.

Poi qualche settimana fa ho iniziato a leggere “per dieci minuti” un libro che si è rivelato essere la chiave di svolta alla mia esistenza apatica.

Allora ho deciso di giocare anche io dieci minuti al giorno facendo qualcosa di nuovo per un mese.

Questa che segue è la mia prima settimana.

 

Giorno 1 – 4 agosto 2018 –Sabato

“Sono proprio sicura di voler fare questa cosa? Cos’è che non farei mai in vita mia? Correre! Ok allora Veronica. Ora ti alzi dal divano, togli il pigiama, indossi la prima cosa che capita ed esci di casa. Senza pensare! Che se ci pensi troppo poi non lo fai più. ti conosco. Dai su, muoviti.” È stato questo il mio soliloquio alle 15.30 del pomeriggio dopo uno dei soliti temporali estivi nel salento.

Ho indossato le mie nike fucsia, un outfit completamente nero e un viso pallido e struccato.  Ho preso le chiavi di casa, ho salutato il gatto e mi sono immersa in un gomitolo di viuzze che da casa mia porta in campagna tra muretti a secco, “furnieddhi” e cactus. Umidità al 52%, sole accecante e neanche un filo di vento che per pietà mi accarezzava la fronte. Strade deserte. L’unico rumore proveniva dai miei passi, dal mio affanno e dai grilli che cantavano tutt’intorno. Sono passata accanto ai luoghi della mia infanzia: la casa del mio migliore amico che se mi avesse vista in quel momento mi avrebbe detto “tu sei tutta matta”, le scuole elementari, le medie e l’asilo, la villa dei miei nonni, la piazzetta in cui ho fumato la prima sigaretta e il parchetto in cui portavo il mio cagnolino a passeggiare. Sono passati veloci tutti i ricordi che avevo con persone che non fanno più parte della mia vita, ma invece di sentirmi angosciata come mio solito quando mi vengono a trovare questi pensieri, in realtà mi sono sentita stranamente gioiosa. Mi sono fermata a scattare qualche fotografia saltando nelle pozzanghere di terra rossa, mentre qualche strano insetto si appiccicava sui miei pantaloni e ho continuato a correre verso la chiesetta della madonna della consolazione dove mi rifugiavo quando ero adolescente per trovare un po’ di pace.

La meta era ancora lontana, il caldo insopportabile e non avevo portato neanche un goccio d’acqua. Se fossi svenuta in quel posto isolato dal mondo non so come avrei fatto. Ma non era quello il momento per arrendersi, dovevo proseguire. Certo, i miei dieci minuti li avevo superati ormai da mezz’ora, ma dovevo continuare perché ad attendermi in quella chiesetta, me lo sentivo, c’era qualche messaggio destinato a me.

Ed effettivamente quando sono arrivata, dopo aver fatto il segno della croce e lasciato un offerta questa volta senza chiedere nulla alla santa, di fronte al portone d’ingresso, accanto alla panchina c’era un cartello che recita un inno al podista:

“Lui corre, mentre scorrono i pensieri cadenzati con i passi che ingoiano l’asfalto. Lui corre, impregnato di sudore abbracciando caldo, vento, pioggia e gelo. Lui corre, guardando la meta sfinito ma contento d’aver vissuto un libero e spensierato momento. Santa vergine della consolazione fa che nella magica quiete della corsa solitaria, possa temprare, oltre ai muscoli, lo spirito e renderlo libero come sorgente d’acqua e generoso come sole che scalda.

Era il primo segnale, dopo tanto tempo, che mi stava dicendo che forse stavo facendo la cosa giusta trovandomi al momento giusto e nel posto giusto. Ho iniziato a correre, ma questa volta verso me stessa. Verso tutte quelle Veroniche che in un mese sarei riuscita a esplorare. Ho imparato cosa significhi il termine “perseveranza” e se ce l’avessi messa tutta anche nel raggiungimento dei miei sogni, sarei riuscita ad affrontare qualsiasi ostacolo. Ecco, qualcosa dentro di me si era smosso. Valeva la pena andare avanti? Si, ne vale la pena.

Alla fine i miei 10 minuti sono durati un’ora.

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Giorno 2 – 5 Agosto 2018 –Domenica

Se c’è una cosa che non so fare è smettere di pensare. Rifletto sempre su qualsiasi cosa finendo per arrovellarmi il cervello su possibili parole che avrei potuto scegliere al momento giusto, su possibili esperienze che avrei potuto vivere se solo avessi fatto un passo in più superando le mie stupide e fragili paure, su possibili persone che avrei potuto conoscere se avessi avuto un po’ più di coraggio, su possibili sofferenze che avrei potuto evitare se solo mi fossi ribellata invece di stare zitta accettando tutto passivamente. Quindi mi sono chiesta se esistesse un metodo infallibile per arginare le mie infinite riflessioni per almeno dieci minuti. Lo yoga, ovvio!

Ho acceso il mio computer portatile, sono andata su youtube e ho fatto partire il video “Yoga per principianti: le basi” della durata di tredici minuti e ventitré secondi. Ho imparato che ci sono vari modi per sedersi a terra a gambe incrociate. Poi ho fatto la sequenza chiamata “saluto al sole” che prevede la posizione del Down dog, il plank pose e l’up dog. Fin qui tutto nella norma, più o meno. Cioè  in realtà non ho la più pallida idea di come io le abbia eseguite data la mia rinomata grazia elefantesca, ma andiamo avanti. Posizioni di equilibrio (e qui iniziano i guai): mountain pose e tree pose. Bene, ho capito che io e l’equilibrio siamo due linee parallele che non si incontreranno mai. Sono caduta. Poi abbiamo il Warrior I, il warrior II e il Warrior III. Posizioni che uniscono la flessibilità e l’equilibrio. Abbastanza faticose, soprattutto la terza (impossibile!). Ma le preferite della mia pigrizia restano le Posizioni sulla schiena:  Shavasana e Bridge pose. Non mi sono sentita più rilassata in vita mia dopo queste sequenze di yoga. Ero sdraiata a terra, sentivo solo il mio respiro e il mondo dentro la mia testa lo sentivo appena. Incredibile. Allora si può smettere di pensare! Allora posso smettere di riflettere sempre su qualsiasi cosa!

Sono stati i tredici minuti più produttivi per la mia mente maniaca del controllo. Fare yoga dovrebbe diventare una consuetudine, ma non su youtube perché fisicamente ho lo stesso torpore di una lumaca.

Giorno 3 – 6 Agosto  2018 Lunedì

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.

È una frase di Paulo Coelho che mi ha sempre affascinato, non solo perché ha in sé qualcosa di mistico ma soprattutto perché ho avuto modo di sperimentarla da quando ho riposto lo scetticismo decidendo di credere che possa esistere qualcosa di ultraterreno che sfugge ai nostri occhi e alla nostra comprensione. Per tutto il resto, comunque, c’è una spiegazione scientifica data dalla fisica quantistica che prende il nome di “legge d’attrazione”. Essa permette di attirare a noi tutto ciò che vogliamo e che rispecchia il nostro sistema di credenze e i nostri schemi mentali presenti nel proprio inconscio. Anche le persone che incontriamo lungo il nostro cammino non sono mai casuali. Esse portano con sé un insegnamento, una svolta destinata alla nostra esistenza.

I miei dieci minuti del terzo giorno hanno rappresentato un bagno a mare di notte con mia madre. Mai fatto in ventidue anni di vita. né di notte, né con mia madre che avendo un ristorante a Gallipoli in spiaggia non ci va mai. Le notti in spiaggia le avevo sempre immaginate come qualcosa di “magico” del tipo: mare calmo e bollente, pesciolini che ti gironzolano intorno, un cielo stellato, le lanterne di carta che volano in alto e, sul più bello, i fuochi d’artificio. Neanche se fosse una scena da film. Sarà per il mio spirito poetico, sognante e romantico che tengo ben nascosto da occhi indiscreti (ho una reputazione da stronza senza cuore da difendere :P), sarà per tutti i libri che ho letto, sarà che avrei voluto vivere una vita diversa (e adesso più che mai)… ma io non mi aspettavo proprio che tutto ciò si manifestasse quella sera.

Sono arrivata in spiaggia, mi sono spogliata e sono entrata in acqua (caldissima) correndo.  Ho iniziato a nuotare fino alla prima boa bianca e voltandomi mi sono accorta di essere in mezzo a tante piccole spugne di mare che dopo un po’ sono scomparse. Mai viste e mai toccate prima. Ho fatto il morto a galla immergendo le orecchie nell’acqua e tendendo lo sguardo fisso sul cielo. È una delle sensazioni più belle. È come se fossi sottovuoto e ascoltassi soltanto il proprio respiro in modo amplificato. La luna non c’era e le stelle si vedevano chiaramente. C’era anche Marte che mi fissava da lassù! Sono rimasta così per un bel po’ di tempo. Come fanno quelli che non hanno il mare? A cosa o a chi affidano la propria tranquillità? Mentre mi lasciavo cullare dalle onde, proprio di fronte a me, i fuochi d’artificio. Centinaia di colori che si susseguivano nel cielo, uno spettacolo privilegiato solo per me. Beh almeno è ciò che mi va di pensare.

Sono riemersa dall’acqua lasciando i miei pensieri sul fondale e mi sono goduta lo spettacolo. Ho voltato per un attimo lo sguardo sulla mia sinistra e più in là, sulla battigia, due ragazzini che lanciavano in aria alcune lanterne di carta. Tutto come lo avevo sempre immaginato. Tutto come volevo che fosse.

Avevo attivato la legge d’attrazione senza neanche accorgermene o erano solo tutte coincidenze come la preghiera che ho trovato fuori dalla chiesetta? Non lo so, ma è stato tutto stupendo e per la prima volta mi sono sentita abbracciata dall’universo intero. Nel posto giusto al momento giusto. Per la prima volta. Magici questi dieci minuti che mi sto regalando!

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Giorno 4 – 7 agosto 2018 –Martedì

Da quando ho iniziato questo gioco mi sono accorta che i miei pensieri sono diventati più positivi e la mia anima si sta colorando di tranquillità.

Certo, qualche piccolo tormento persiste ancora. Sono sempre la maniaca del controllo che scruta l’ultimo accesso di whatsapp delle persone che continuo a stalkerare, però ho notato che non lo faccio più di frequente. Quindi dato che mi sono cucita addosso una nuova pelle, perché non decorarla con abiti che non contemplano il nero? Sono uscita di casa, per la prima volta, con una maglietta bianca, un paio di jeans color borgogna, le nike fucsia e un bel sorriso. Finalmente dimostravo la mia età. Inizialmente il disagio si è fatto sentire anche perché non ho la fisicità adatta per indossare una maglietta bianca come se nulla fosse, ma non me ne sono curata più di tanto e la sensazione è svanita al primo complimento che mi è stato rivolto “ehi Vero! Non ti avevo neanche riconosciuta. Hai una luce diversa!”. Una luce diversa, esatto.

È proprio questa la sensazione che mi pervade quando iniziano i miei dieci minuti.

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Giorno 5 – 8 agosto 2018 –Mercoledì

Non ho mai accentuato la mia femminilità, forse perché sono sempre stata insicura di quei chili in più che mi porto dietro dall’infanzia.

Ho sempre indossato i jeans e le t-shirt rigorosamente nere, scarpe da ginnastica e unghie mangiucchiate.

In compenso però mi sono sempre truccata. Solo da un anno (due estati) indosso qualche vestito. Ogni tanto faccio la ricostruzione alle unghie e anche in quel caso scelgo sempre il nero (o il rosso se è natale :P) ho una fissa con questo colore. Sui piedi non ho mai passato neanche lo smalto trasparente. Così, dato il mio appuntamento con i dieci minuti, ho preso uno smalto bianco e l’ho steso sia sulle mani (un disastro) che sui piedi. Sembrerebbe che ,come per magia, mi sto trasformando di giorno in giorno in una femmina. Dopo ventidue anni accade anche questo. O forse è normale, non lo so. La mia età la sento mia a tratti. Di solito io stessa me ne do il doppio, soprattutto quando mi metto a riflettere e mi perdo in discorsi che neanche un filosofo farebbe. Dunque è incontemplabile, per me, la possibilità di star ancora crescendo, maturando, evolvendo. È impensabile, a volte e per assurdo, che io possa ancora sbagliare, fare esperienza e sorridere dei miei “guai” giovanili.

Non so di preciso a cosa sia dovuto il mio modo di pensare, forse l’esser stata sempre interessata ai discorsi degli “adulti”, ai libri che continuo a leggere, alle mie contemplazioni solitarie, alla vita stessa che mi ha portato a crescere in fretta oppure alla mia naturale predisposizione nel sentirmi vecchia dentro, semplicemente.

Comunque sia, guardando le mie unghie bianche (quelle delle mani non sono durate neanche mezza giornata) ho ricordato a me stessa che la gioventù è uno stato d’animo. Basta solo farla riemergere dai labirinti intricati della mia anima in cui l’ho sepolta sotto macerie di preoccupazioni.

Giorno 6 – 9 agosto 2018 – Giovedì

Mia madre ripete sempre una cosa: “se andassi a vivere da sola finiresti per essere divorata dalla polvere e dimagriresti a vista d’occhio a causa della tua pigrizia”. Pensavo avesse ragione, potrei poltrire per mesi interi sullo stesso divano pur di non far nulla da mattina a sera. Ho imparato a parlare a tre mesi e a camminare a un anno e mezzo. Ero fatta così anche da piccola, insomma.

Ma, conosciamo noi stessi solo quando ci mettiamo alla prova e superiamo i nostri limiti. Così, per i miei dieci minuti, mi sono armata di padelle e bucatini per dar soddisfazione al mio stomaco.

Cipolla, guanciale, olio piccante, formaggio et woilà: l’Amatriciana più buona del mondo. Non soltanto perché l’hanno fatta le mie manine, ma perché era favolosa veramente. L’ho fatta assaggiare alla madre e il responso è stato : “cazzarola, più buona della mia!” e lei soddisfazioni non ne da mai, soprattutto in cucina.

Complimenti chef Veronica.

                                                                   

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Giorno 7 – 10 agosto 2018 –Venerdì

Non so stare senza tecnologia neanche per un quarto d’ora figuriamoci se si tratta di una giornata intera!

Cioè, sopravvivrei senza tv e senza computer, ma senza il mio iphone né ora, né mai. Allora quale sfida migliore per i miei dieci minuti che si sono trasformati, poi, in 24h? l’unica eccezione concessa era rispondere ai messaggi o alle chiamate “d’emergenza”.

Eh, ma come si occupa una giornata senza telefono, con 40 gradi all’ombra e senza macchina? Come facevano le persone prima che tutto ciò fosse stato inventato? Boh, mi sono messa a pulire casa nel silenzio più assoluto con qualche “miau” di sottofondo. la mia gatta odia che si tocchino le cose dentro casa o che si chiudano le porte.

Si dice che quando una Donna si mette a spolverare la casa, in realtà sta pulendo la propria mente da tutto ciò che pesa e la trattiene giù. E se si tinge anche i capelli allora è in atto una vera rivoluzione.

Sarà, comunque non mettevo ordine da un po’ di tempo e i miei capelli dopo un anno senza tinte avevano raggiunto un colore indefinito tra il rosso, il biondo e il castano. L’unico in grado di coprire quello scempio che avevo in testa, ovviamente, era il nero <3. Niente da fare, è il mio colore preferito.

Quella sera non sono uscita. Non solo perché non ho la macchina (in realtà ho una 500 rossa e nera parcheggiata nel garage ma che la madre non mi fa guidare perché mi teme e mi nasconde le chiavi) ma anche perché negli ultimi tempi non ho amici e non ho una vita. l’unica che mi sopporta è la mia gatta. Quindi l’ho presa in braccio e siamo uscite sul balcone a guardare le stelle sedute sul divanetto di fronte alla porta, con in mano un calice di vino bianco e nell’altra una sigaretta alla menta. Non speravo minimamente di vedere una stella cadente in paese e con le luci dei lampioni, ma all’esprimere un desiderio mica ci rinuncio! Quindi, fissando il cielo, mi sono messa a parlare. Non so di preciso con chi o con che cosa, ma ho iniziato a fare un po’ di spazio nel mio cuore cercando ciò che davvero è importante per me. Non scriverò i miei desideri, ma primo tra tutti capeggiava l’amore. Per me stessa soprattutto.

E nel mio lungo e incessante soliloquio con qualcuno di invisibile, mentre continuavo a fissare il cielo, eccola lì che mi sorprende. La mia stella. Veloce ma senza fretta mi passa davanti agli occhi e mi zittisce. Sorpresa. Silenzio. Lacrime. Sta volta di felicità. Commozione pura. Un’altra coincidenza? Possibile? È la terza da quando ho iniziato questo gioco. Forse non ha nulla a che fare con il magico o col divino, forse semplicemente non mi accorgevo di tutti i miracoli che avvengono ogni giorno nella mia vita perché troppo impegnata a sorreggere qualcun altro, a sfiorare il display del mio telefono, a preoccuparmi inutilmente sul futuro e sul tempo che passa senza dar peso alla qualità del tempo stesso. Bastano dieci munti al giorno per sorprendersi, per imparare qualcosa di nuovo o per riscoprire qualcosa che avevo dimenticato ed io avevo dimenticato me stessa, i miei anni, la mia giovinezza, il mio amor proprio. Che importa se sbaglio, se cado, se inciampo, se ferisco qualcuno senza accorgermene? Sto crescendo anche io e non posso farlo nella perfezione totale. Non posso precludermi la possibilità di sentire il dolore fin dentro le ossa o di procurarlo a qualcun altro in un momento di puro egoismo. Non posso controllare sempre tutto, ci sono cose destinate all’oblio. Se non ci fosse la notte avrei forse visto la mia stella? Mi sarei sorpresa così tanto? Mi sarei goduta davvero questi dieci minuti al giorno se non avessi attraversato su una zattera sgangherata il mio oceano nel periodo delle burrasche? Sarei qui a scrivere aiutando, forse, qualcuno?

È stato un momento, ne è valsa la pena.

Questi dieci minuti mi stanno salvando e me ne sto accorgendo solo ora.

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Giorno 8 – 11 Agosto – “Casa”

Che cos’è per me “Casa”? Che valore ha? Chi ne fa parte?

Ho passato l’intero giorno a interrogarmi su questo quesito, su una semplice parola che porta con sè tanti concetti diversi. È un porto sicuro, certo. È il luogo in cui si ritrovano tutte le persone che ami, ovvio. Ma per una persona come me che ha vissuto in più luoghi e che può considerare “famiglia” un sacco di persone… che cos’è casa?

Mi sono guardata attorno e ho riconosciuto, per la prima volta in vent’anni, le pareti, i mobili, i suoni, i colori, tutte le persone che sono passate da quel salotto. Il mio salotto. Quello in cui ho vissuto con mamma e papà, quello in cui ho riunito i miei amici giocando alla wii, facendo i compiti, festeggiando compleanni e addestrando il mio cane a fare il salto agli ostacoli.

E quella parete attrezzata e quei divani che per me sono sempre stati brutti d’un tratto mi sono sembrati belli. Belli perché miei, perché appartengono alla mia crescita. Ricordo ancora quando, rincorrendo il mio migliore amico, ho sbattuto sul vetro della credenza frantumandolo. O di tutte le volte che ho disegnato sulle pareti della mia stanza perché non mi piaceva quel bianco anonimo. Mi sono resa conto per la prima volta che se cambiassi anche un solo oggetto io non mi riconoscerei più in quel luogo. E allora anche le cose brutte hanno iniziato a starmi simpatiche… ad avere personalità. Raccontavano una storia, la mia storia e sono belli anche per questo.

E poi?

Beh e poi sono scesa a mare. Il mio mare. Luogo a cui sono e sarò sempre legata. Le passeggiate sulla sabbia con il mio cavallo, la notte prima degli esami, i compleanni di mia madre, il ristorante della mia famiglia, la villa dei miei nonni… anche lì, tutto raccontava di me. Anche quella era la mia casa. Possibile che in tutti questi anni io non me ne sia mai resa conto? Possibile che non ho mai riflettuto su quanto noi possiamo appartenere ad alcuni luoghi senza accorgercene?

Non lo so, ma sono stati dei bei dieci minuti.

 

Giorno 9 – 12 agosto – “Cinese”

Volevo imparare il cinese o almeno capire se sono in grado di impararlo e allora sono andata su youtube. I cinesi sono così carini! A volte sembro una di loro con i miei occhi a mandorla e le labbra a cuore. Ho iniziato ad ascoltare la lezione online alle 2 di notte e l’unica parola che ho imparato è “grazie” che si dice “sciè sciè”. Per il resto… neanche in dieci anni di studio riuscirò ad impararlo!

 

Giorno 10- 13 agosto – “Poetessa errante”

Devo ammettere che ad una certa le idee iniziano a scarseggiare.

Ho preso un block notes e su ogni foglio ho scritto le mie citazioni. Quelle più belle che si trovano su instagram e su tumblr. Sono uscita di casa e le ho appiccicate in giro per il quartiere. Mentre le disseminavo su lampioni, cassette della luce, scale, porte, automobili e citofoni, pensavo alla persona che le avrebbe trovate. Chissà quale sarà stata la sua storia, chissà se il mio bigliettino l’avrà aiutata in un momento particolare, come se fosse un segnale per cambiare la propria vita, per apprezzarsi di più.

Li ho lasciati nei luoghi in cui sono stata con persone che ho amato ma che mi hanno, poi, ferita. Come a dire loro “ehi, guardate che mi avete resa più forte. Anche se non mi avete scelta o amata come meritavo io so andare avanti da sola, io mi so amare, mi so apprezzare, mi so valorizzare e me lo dimostro tutti i giorni anche quando cado giù. Io conosco il mio valore, so come vorrei essere trattata e non permetterò più a nessuno di decidere per me i miei sentimenti.”

Così tornai a casa più leggera e soddisfatta. Mi sono proprio piaciuti questi dieci minuti.

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Giorno 11 – 14 agosto – “Quarantenne”

Di solito prendo in giro i quarantenni che vogliono uscire con me, ma quel giorno mi andava di regalare i miei dieci minuti ad una persona che se li merita tutti. Lo conosco da quattro anni, siamo molto simili per via di un carattere ultra sensibile, riflessivo e curioso. Ma, le similitudini alle volte ti fanno affettuosamente bisticciare rendendo l’aria insopportabile.

Comunque sia quel giorno accettai il suo invito per mangiare una pizza e bere una birra raccontandoci del tempo che abbiamo vissuto non vedendoci e non sentendoci.

Ciò che tutti ormai sappiamo è che io ho la tendenza a fare da psicologa alle persone perché sono brava ad ascoltare, a fare domande e a far riflettere chi ho accanto. Non per vantarmi, però mi piace. Tra un boccone e l’altro, il mio amico quarantenne mi raccontava di ciò che lo affliggeva nell’ultimo periodo e mentre lo ascoltavo e gli davo dei consigli, riflettevo su quanto fossi stupida ad avere sempre dei pregiudizi. A partire in quarta e a non fermarmi mai. Era una situazione un po’ assurda. Io ventidue anni, lui quaranta a cena da soli. Chissà la gente cosa avrebbe pensato, ma sorprendentemente non me ne fregava nulla. Stavo facendo una cosa diversa, stavo uscendo dalle miei soliti schemi, dalle mie solite compagnie, dai soliti discorsi stupidi per chiacchierare con un amico che aveva i miei stessi interessi come la filosofia, la psicologia, l’arte e la letteratura. E parlare di questo con qualcuno che ne sapesse più di me mi era mancato da morire!

Stavo scoprendo una Veronica nuova e mi piaceva tanto.

Giorno 12 – 15 agosto – “Stilista”

Era ferragosto, il mio gatto compiva nove anni ed io sono talmente sociopatica che quel giorno decisi di non uscire. Ho comprato un libro e sono rimasta a leggerlo divorandolo in meno di 24H. ho anche pulito la mia stanza togliendo tutti i quadri e le fotografie che mi ricordavano persone che in realtà voglio dimenticare e tenere il più lontano possibili da me. Adesso sembra una stanza d’affitto con pareti bianche e spoglie, le stelline sul soffitto che si illuminano al buio e libri. Libri ovunque. Direi che mi assomiglia. Rivedo una ragazza che sta crescendo, con tanti sogni da realizzare, che vive nel presente e raggiunge un obiettivo alla volta. Mi piace questa nuova immagine di me. Quel giorno mi è piaciuta così tanto che ho voluto riportarla su un foglio intitolandola “la donna che sarò”. Mi sono messa a disegnarla: tacchi a spillo, tailleur, sguardo fiero e sorridente. Dieci minuti e la me del futuro era pronta. L’ho appiccicata sull’armadio di fronte al letto e ogni giorno la guardo sperando che diventi realtà in un futuro prossimo.

Giorno 13 – 16 agosto – “Rivista di moda”

Divoro romanzi, saggi e libri tecnici come se nulla fosse ma l’unica cosa che non ho mai letto sono le riviste di moda. Le ho sempre trovate frivole. Non conosco neanche il nome di quelle più “importanti” (di solito leggo focus, raga… sono una secchiona). Allora sono entrata in una cartoleria e ho acquistato vanity fair e grazia. Così, per sentito dire. Con mio stupore ho passato circa due ore a leggerle. Ho imparato quali capi abbinare, quali colori, quali materiali, la storia di qualche stilista, le curiosità sulla regina elisabetta, su donald trump ecce cc. Insomma, le ho trovate interessanti! Ho dovuto ricredermi anche questa volta. Basta, mai più pregiudizi su niente. Prima di giudicare qualcosa, d’ora in poi, dovrò provarla, viverla, ascoltarla. Chissà se un giorno mi ritroverò a scrivere proprio per una di queste riviste… mai dire mai.

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Giorno 14 – 17 agosto – “Cartomante”

Ho comprato le carte dei tarocchi e ho perso non so quante ore per capire il loro significato e il modo più opportuno per disporle.

Mi sono autoletta le carte e il loro responso è stato: mi trasferirò o farò un viaggio per mare e arriveranno notizie scritte poco piacevoli. Ho tanti sogni da realizzare ma attualmente vivo in uno stato di inerzia che mi porta a rimandare sempre qualsiasi cosa. Per ottenere il meglio dalla vita dovrò ritrovare me stessa. Una volta compiuto questo passo probabilmente otterrò ciò che vorrò.

Diciamo che una parte è veritiera, l’altra non lo so. Non mi sono trasferita e non è nei miei piani attualmente. Ma a fine mese dovrò fare un viaggio per mare… arriverà qualche brutta notizia?

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Giorno 15 – 18 agosto – “Cameriera”

Evento più unico che raro: ho fatto la cameriera al ristorante di mia madre per dieci minuti.

È un mestiere che mi sta poco simpatico per il significato che esso assume nella mia mente contorta. Il semplice atto di servire qualcuno mi porta nell’800 quando nelle corti delle principesse esisteva la schiavitù. Lo so, non sono normale ma ho questa fissa. Quindi per superarla e capire che non è poi così terribile mi sono lanciata. Ho preso il foglio delle comande e sono andata a prendere un ordine. Ho lavato e imbustato le posate, ho aiutato gli altri a preparare i piatti e li ho portati ai tavoli. Devo dire che me la cavo anche abbastanza bene. Alla fine mi sono divertita, soprattutto perché mi prendevano in giro con la frase “TU CHE STAI FACENDO LA CAMERIERA??? E COME MAI? COS’è SUCCESSO?”. Anche oggi sono stati dieci minuti produttivi.

Giorno 16 – 19 agosto- “rugby”

Non ho mai capito nulla di sport, non ho mai apprezzato il calcio nonostante io sia andata allo stadio parecchie volte o abbia seguito qualche partita in tv. Dunque ho deciso di guardare una partita di rugby. Ho scelto uno sport a caso. Giocava la squadra australiana contro quella della nuova zelanda. Gli all blacks fanno, a inizio partita, l’aka: il canto guerriero per spaventare l’avversario. Danno l’idea e l’emozione necessaria per capire di che si tratta quello strano “balletto” e apprezzarlo. La partita è stata bellissima! Anche se ignoro toralmente le regole del gioco ne sono rimasta estasiata: corpi ammassati su una palla, occhi neri e nasi sanguinanti… cioè questo si che è spettacolo e azione! Non capisco come mai in Italia non sia uno sport popolare quanto il calcio. Che ci trovano di bello nel calcio? E poi vogliamo mettere il fisico dei rugbisti con quello dei calciatori? Suvvia…

Giorno 17 – 20 Agosto – “To do Lists”

Ho cercato su Printerest “30 days Challenge” e mi è venuto in mente di riempire un anno intero con sfide che coinvolgono il fisico, la mente, lo spirito e le abitudini. Voglio imparare a non abituarmi, ad ampliare le mie conoscenze, a spingermi oltre, a scoprirmi. Quindi ho fatto la mia To do list di 12 mesi. Ogni mese una sfida diversa. Settembre sarà il mese del “un film nuovo al giorno”… credo. È possibile che cambierò idea.

Giorno 18 – 21 Agosto – “pensieri”

Sono partita per dieci giorni con mio padre e la sua famiglia. Non facevo un viaggio con loro da troppo tempo. Mi trovo a Bernalda, c’è la festa patronale e gironzolo tra le bancarelle ascoltando i racconti delle persone che mi circondano. Oggi no, non voglio parlare di me, della mia tristezza e della mia rabbia. Voglio ascoltare e sfiorare le vite degli altri, i loro sentimenti, le parole che celano. Sono sempre stata una brava osservatrice e un’ottima ascoltatrice. Però mi sono resa conto che non ho mai ascoltato i miei pensieri. Il fluire ininterrotto delle mie considerazioni, di quella certa idea di mondo che sono riuscita a comporre nella mia testa. Ho sempre giudicato e posto un limite ai miei pensieri. Spesso ripeto nella mia mente “smettila di pensare questo. Ti stai sbagliando. Sei troppo dura con te stessa”, ma oggi cercherò di osservarli. Cercherò di comprenderli attraverso le parole altrui. Ho dieci minuti da impegnare chissà cosa scoprirò.

Non mi aspettavo di essere così serena, non mi aspettavo di scovare il filo conduttore tra le varie immagini che si susseguivano come se fosse una matassa ingarbugliata, un film apparentemente senza senso ma con un finale sorprendente. Non mi aspettavo di vedere dentro di me una ragazzina saggia, che prevede le mosse altrui, con grande empatia e voglia di dire a quelli più grandi “guarda che non mi freghi così tanto facilmente”. Voglia di dire a chi se lo merita “siediti qui, se posso voglio aiutarti a renderti la vita migliore come ho fatto io con me stessa”. È stata una bella esperienza introspettiva.

Giorno 19 – 22 Agosto – “chiedere”

Io non chiedo mai niente a nessuno. Sono quel tipo di persona che preferisce sbagliare strada fidandosi del proprio istinto pur di non domandare indicazioni a qualcuno.

Oggi però, tra litri di alcool e una profonda ammirazione per una donna che incute rispetto, timore e ammirazione ho fatto una semplice domanda: “mi racconti la tua storia?”.

È una persona che vive nel mondo dello spettacolo ma ha un passato molto umile. Se all’apparenza sembra avere un carattere totalmente diverso dal mio in realtà, nel profondo, abbiamo dei punti in comune molto evidenti per la mia intima esperienza con la vita.

Come poter, allora, trattenermi dall’ascoltarla e trarre qualche insegnamento e/o conferma a ciò che già so?

Le parole che mi hanno più colpito sono state: “Sai Veronica, io ho fatto molti errori nella mia vita. mi sono comportata male con le persone che mi volevano bene, ho fatto sempre di testa mia, ho sempre detto ciò che pensavo, mi sono ritrovata nella miseria più totale e non riuscivo neanche ad avere figli. Figurati che per pagarmi una casa in affitto sono dovuta andare a fare la parcheggiatrice abusiva! Ed ora guardami… il mio miracolo (perché mio figlio è un miracolo!) mi ha dato la vita agiata che secondo lui io meritavo. Per un momento della mia vita sono rimasta senza amici e alla mia età sono arrivata a selezionare tantissimo le persone che ho intorno. Le studio, le metto alla prova e nessuno avrà mai totalmente la mia fiducia. Sono una donna forte, il mio carattere si sente e si vede. Sono fiera di me stessa perché ho fatto della mia fragilità il punto da cui partire per andare avanti. I veri legami sono quelli famigliari. è a loro che ti devi mostrare per quella che sei davvero. Se lo meritano, ovvio. E ti dirò di più… nonostante le persone giudicano qualsiasi cosa e qualsiasi persona ho capito che è attraverso gli errori, anche quelli più gravi, che si cresce e si matura. Si capisce bene cosa osa non si vuole ottenere dalla vita. sapendo ciò che non vuoi, andrai verso ciò che di meglio la vita ti riserva. Siamo umani, siamo fragili e tutti peccatori. Bisoga volersi bene per poter essere amati e rispettare gli altri. Finchè questo mancherà non potremmo ricevere in cambio null’altro. E di errori io ne ho fatti tantissimi. Basta pensare che mio marito è l’ex ragazzo della mia migliore amica! Stiamo insieme da una vita e dal nostro incontro non sarebbe mai nata quella persona che tutti conoscono e amano. Sbaglio? Errore? Forse per la morale comune lo è, insomma… non si sta con il fidanzato della propria migliore amica! Però l’amore, il destino, la vita stessa passa attraverso delle strade che neanche immaginiamo. Brutte, tortuose, a volte anche luride… eppure eccomi qui. Chi se lo sarebbe mai aspettato? Non so se la vita restituisce a tutti ciò che ha tolto, non so se a tutti regala una possibilità di riscatto e la possibilità di redimersi dai propri “peccati”, ma con me l’ha fatto ed io ne sono grata. Confida sempre nel destino e impegnati a realizzare i tuoi sogni. Credici fino alla fine e fatti valere. Fai sempre sentire la tua voce, battiti, sbaglia, cadi, pecca, vivi tutte le esperienze possibili fino a capire quale sia la tua strada, quale sia la persona che vuoi diventare e una volta capito, una volta arricchito il tuo bagaglio di esperienze, sii fiera di te stessa e non dare conto a nessuno.
Solo tu conosci il tuo cammino, solo tu hai chiara in mente la rotta che vorresti seguire. Sii egoista in gioventù. La saggezza arriverà con l’età. Ama, odia, sii arrabbiata, fa la guerra al mondo, ridi con le lacrime agli occhi, aiuta quando lo senti nel cuore e ignora quando non ti meritano. Fai ogni cosa per te stessa adesso che hai vent’anni. L’altruismo verrà solo quando avrai incontrato l’uomo della tua vita con il quale genererai una parte di te a cui vorresti regalare il mondo intero.”
In quel momento, in queste parole, ho trovato me stessa. Se al mondo esiste qualcuno che condivide i miei stessi sentimenti e i miei stessi pensieri allora, probabilmente, la mia strada non è del tutto sbagliata. Eccola lì, era davanti ai miei occhi la donna che vorrei essere nel futuro. Forse avrei aggiustato qualcosa del suo carattere troppo spigoloso, ma ehi. Era lì. Con la risposta giusta al momento giusto, modi seducenti, sicurezza nel volto, stile raffinato, amore per i legami puri e autentici e un carattere graffiante. Mi stava insegnando a riprendere in mano tutto quello che avevo abbandonato, a fare ciò che potevo con quello che avevo. A trovare un punto di partenza in ogni situazione, a non abbattermi mai e ad amarmi ogni giorno di più. È stata la domanda giusta rivolta alla persona giusta e sono rimasta incantata dalla risposta.

23 agosto 2018 – dormire in un traghetto.
Sono buffa. Mentre nel mio presente sto vivendo un’avventura tutta mia, penso a qualcuno che probabilmente mi ha dimenticata da un pezzo.
Sono su un traghetto con i genitori di una persona famosa, un cane che è comparso nelle foto di un’influencer con milioni di fan, la mia famiglia che non “vivevo” da un sacco di tempo e una signora vestita in modo bizzarro. Sto dormendo in una cabina minuscola con le lenzuola che odorano di mare avvolta in dei vestiti che puzzano di sudore e stanchezza. Ma sono felice. Felice perché da quando ho iniziato il gioco dei 10 minuti qualcosa dentro di me è cambiato. Forse la consapevolezza stessa che la vita è davvero un’avventura. Che ogni giorno con un po’ di impegno si può colorare la quotidianità e somministrarsi delle emozioni positive.
Ero sulla poppa della nave che lasciava il porto, c’era la luna piena e il vento mi accarezzava i capelli. Mi sono lasciata cullare, avvolgere, coccolare da quella visione e mi sono sentita bene. Nel posto giusto, protagonista della mia storia personale. Nei giorni a venire non mi tirerò più indietro quando si presenterà l’occasione di fare qualcosa per la prima volta. Sarà un impegno da rispettare in memoria di questi miei favolosi 10 minuti al giorno. Soprattutto devo smetterla di vivere come se fossi la comparsa nelle vite altrui e passare all’azione nella mia storia personale. La mia leggenda, il mio regno. Solo così posso liberarmi da tutti i fantasmi e le zavorre che mi porto dietro. È un viaggio verso me stessa che ho intrapreso da un bel po’. E sto scoprendo una Veronica nuova, più consapevole, più presente nel presente, che coglie l’attimo e non se lo fa sfuggire. Mi piace.

24 agosto 2018 – “una giornata con mia sorella”

Mi ricordo di lei da piccola che stravedeva per me. Un esserino minuscolo con gli occhioni enormi e una gioia di vivere stravolgente. Mi ricordo di lei con i miei trucchi in mano, le scarpe di sua madre e un sorriso furbetto in viso. Mi ricordo di lei nella sua infanzia, mi ricordo che le ho voluto bene dal primo istante in cui mi ha abbracciata. Siamo sorellastre, ma questo termine non mi è mai piaciuto. Ha i miei stessi occhi, la mia stessa dolcezza mascherata da arroganza, la stessa voglia di essere “perfetta” e un grande e immenso cuore. Ad un certo punto però siamo cresciute, ci siamo allontanate. O meglio, sono stata io a voltare le spalle a tutto ciò che conoscevo, che mi ha fatto male e che volevo tenere lontano per un bel po’. Solo che per ogni scelta che facciamo si hanno delle conseguenze. E la conseguenza che ancora oggi mi rende triste è quella di aver perso mia sorella per qualche anno.

Oggi ho voluto passare una giornata con lei. Siamo andate a fare un bagno in piscina, a gironzolare per le strade di pantelleria facendoci tante foto cretine, a correre su per una salita che franava (ho perso un polmone, mentre lei mi prendeva in giro!) e abbiamo visto un film insieme mentre mi raccontava dei suoi amici, della scuola, di tutto ciò che di lei mi ero persa.

Forse non se ne è accorta, anche perché ho difficoltà a dire alle persone a cui voglio bene quanto sono importanti per me, ma quelle piccole cose hanno significato tanto e per me hanno un valore immenso!

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25 agosto 2018 – “bagno al lago + fanghi”

Non ho mai fatto il bagno al lago e non pensavo sarebbe mai accaduta una cosa del genere perché mi fa un po’ schifo. Ma avevo dieci minuti da occupare, perché non affrontare anche questa cosa? Allora ho messo il primo piede nel lago di venere, poi il secondo e a tentoni ho proseguito al suo interno. È un lago vulcanico, quindi il suo fondale è instabile a causa del fango che lo ricopre. I piedi affondano così tanto che a tratti è possibile cadere. Mia sorella mi ha convita ad andare vicino la foce, dove il fango è più scuro e malleabile. Ci siamo ricoperte di argilla e i nostri capelli puzzavano di uova marce. Andando via e mettendo i piedi nudi in quella zona paludosa, ad un tratto sono sprofondata fino alle ginocchia nelle sabbie mobili. Il panico. Lo schifo. Il terrore. Mio padre mi ha tirata su ridendo, ho guardato entrambi e sono scoppiata a ridere con gli occhi ancora spaventati. Solo dopo mi sono accorta che il terreno era pieno di vermi e sono fuggita via. Esperienza interessante che non so se rifarò mai!

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26 agosto 2018 – “bagno agli scogli”

Amo la sabbia, odio gli scogli. Odio dovermi fare il bagno con le scarpe per non farmi male. Non sono una persona agile e già immaginavo che avrei dovuto far danni.

Ho impiegato un quarto d’ora a entrare in acqua, a convincermi che mi dovevo buttare senza esitazione mentre mia sorella sguazzava tranquilla senza nessun pensiero. È fantastica. Alla fine muovendomi tra una pietra e l’altra, sono scivolata incastrandomi la gamba tra due scogli. Bestemmie. Ma perché sono così? non è finita qui. Dopo aver continuato ad arrampicarmi decido che o mi butto o faccio la figura della scema quale sono. mi butto. Nuoto fino al centro della piscina naturale e penso che sono proprio fortunata a trovarmi lì in quel momento. Si sta da Dio! Poi mio padre mi chiama e mi dice “vieni qui che ci sono le onde alte che si infrangono sulla scogliera! Guarda che bello!”. Panico. E mo chi arriva fin lì? Continuo a nuotare mentre le piete ricoperte di alghe sfiorano la mia pelle e io mi schifo. Li raggiungo. Mia sorella è seduta su uno scoglio stile sirenetta con il cellulare in mano che fa i video e penso “ma come cazz fa???”. Mi sporgo per vedere la scogliera e un’onda mi travolge. Finisco sott’acqua, scivolo tra le pietre e penso “okay sto per morire è giunta la mia ora”. Panico. Pensavo proprio di sbattere la testa e rimanere lì. Altro che fortunata! Ma poi riemergo con tutti i capelli sulla faccia neanche fossi samara, tossisco e sento gli altri ridere. Li sfanculizzo e vado via. Esperienza interessante. Non la rifarò mai più.

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27 agosto 2018 – “escursione sui geyser”

Mio padre e mia sorella sono molto sportivi, si tengono in forma, hanno un bel fisico, molto fiato e molta agilità. Io invece me la cavo con la simpatia J

Ho deciso di accompagnarli a fare un’escursione (scelta da me) ai geyser di Pantelleria. Per arrivare su in cima il cartello diceva che ci avremmo messo circa mezz’ora. A me sembra di aver messo un eternità. Non solo la salita era ripida, ma era anche costellato da pietre. Non solo faceva caldo ma io avevo anche i jeans. Praticamente è stata una scalata verso l’inferno. Ma tutto okay. “loro sono agili” pensavo “ce la posso fare anche io”. Siamo arrivati su in cima. Loro freschi come una rosa, io sudata, morta, senza fiato. Mi riprendo. Vado ad ammirare il primo geyser. Un leggero olezzo di uova marce tutt’intorno e il fumo che usciva dalle rocce. Io che dico “papà fammi una foto instagrammabile” mentre mi metto in posa. Ma io mica ci penso quando faccio le cose. Metto una mano su una pietra rovente, salto dal dolore e dallo spavento e scivolo su un ignaro signore che passava lungo la mia traiettoria. Figura di merda. Mi sa che sono un po’ instabile. Chiedo scusa, faccio finta di niente e mi dileguo alla velocità della luce.

Carini i geyser, non li avevo mai visti. Non li rivedrò mai più. Addio.

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28 agosto 2018 – intrecciare i capelli di tre persone + i miei

Quando intrecci i capelli mi disconnetto dal mondo. Un po’ come quando mangio un bel piatto di pasta con le cozze. Mi assento. Ho imparato a fare le trecce incarnate a Gallipoli dalle senegalesi che incontravo in spiaggia, al lido dei miei zii. Mi diverto un sacco e ad ogni intreccio lascio un pensiero che mi tormenta. E poi canto. Mi piace cantare. Per me era un momento di totale relax. Alzo gli occhi dalla mia acconcatura e vedo gli altri che mi stavano fissando. “e mo che ho fatto?” ho pensato. “Hai mai pensato di fare la cantante?” chiede mia sorella. “sei davvero brava!” rispondono gli altri. “ma non solo a cantare. Guarda che trecce meravigliose mi hai fatto!” urla qualcun altro.

“è bello essere apprezzati per qualcosa che ti esce naturale fare” penso. Questi si che sono stati dieci minuti favolosi.

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29 agosto 2018 – “andare a pescare”

Quando avevo nove anni mio padre mi portava in barca. Ho imparato a guidarla e anche a pescare. Anche mia sorella fa lo stesso, solo che io non vivevo questa esperienza da una vita.

Ho sempre avuto la fortuna di tirar su dal mare un sacco di pesce e anche questa volta non sono stata da meno.  Abbiamo passato cinque ore così. in mezzo al mare, pescando, sotto il sole, con la gioia nel cuore. Io apprezzo le piccole cose, i piccoli meracoli della vita e lo faccio in silenzio perché è un qualcosa che appartiene solo a me. La bellezza sta negli occhi di chi guarda ed io pesso mi estraneo da tutto il resto per godermi un momento unico. Che fa sorridere il cuore. È stata una giornata ricca. Ricca di sole, di vento, di salsedine, di meraviglia e la porterò sempre con me.

P.s. Io e mia sorella abbiamo pescato 3,6 kg di Saraghi, pesci pettine e tracine… abbiamo procacciato una bella cena!

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30 agosto 2018 – musica rock

sono abituata ad ascoltare il rap, il trap e più in generale musica italiana che posso cantare a squarciagola in macchina o sotto la doccia (sono comprese anche le canzoni neomelodiche napoletane. Lo so, è indicibile questa cosa). Però il viaggio di ritorno lo abbiamo fatto sintonizzati su Virgin Radio. Molto carino il rock. Solo che sono arrivata a casa con un mal di testa incomprensibile.

31 agosto 2018 – serie tv con mia sorella + trecce ad una sua amica

c’è una serie tv che da adolescente ho amato e che mi ha aiutata nei momenti di perdizione. È “diario di una nerd superstar”. Avevo dieci minuti da occupare, perché non farla conoscere anche a mia sorella? Abbiamo passato così l’intero pomeriggio finché non ha suonato al citofono una sua amica. Era passata a prenderla e mi ha chiesto di farle le trecce. Ormai sono diventata la parrucchiera di tutti J

1 settembre 2018 – parlare con qualcuno che mi sta sul cazzo e ridere alle sue battute

se ti voglio bene si vede, se mi sei antipatico si nota il doppio. Ma sta volta ho voluto mettere da parte l’intolleranza immotivata e sforzarmi di essere “carina” nei sui confronti. Abbiamo passato la serata a ridere e a scherzare, a fare casino, a ricordare momenti passati insieme. Credo sia stato il suo modo di chiedermi scusa ed io tra una battuta e l’altra probabilmente le scuse le ho anche accettate. Giornata produttiva anche questa.

2 settembre 2018 – sorprendermi sostenendo una conversazione su libri psicologici con un ragazzo più giovane di me.

Penso spesso che gli uomini, in generale, non capiscono nulla e che i miei coetanei siano deficienti. Lo so, non si fa di tutta l’erba un fascio ma di solito parto prevenuta sulle cose e a volte pecco di superbia.

Un mio amico d’infanzia che ha qualche anno in meno di me, mi ha offerto una sigaretta e siamo andati a fumarla in spiaggia. Ad un certo punto mi fa “sai che l’anno prossimo inizierò l’università? Ho scelto filosofia anche se non c’entra niente con la carriera militare che voglio intraprendere.” E io gli rispondo “e tu che ne sai di filosofia? Sai che è difficile?” e lui “si lo so. E te ne sto parlando perché tu puoi capirmi. Insomma studi lettere, ti piacciono i libri, sei appassionata di psicologia… se parlo di questo ai miei amici mi guardano strano. A volte mi sento fuori posto. Io non c’entro poi così tanto con loro. Sono limitati. Se io guardo quell’ombrellone non posso che chiedermi come mai sia stato messo lì, cosa ce dopo, cosa c’è stato prima. Invece loro no. guardano quell’ombrellone di sfugita e neanche colgono i sui colori. Mi capisci, vero? Capisci ciò che voglio dire?” “si.” rispondo io. “non sanno vedere oltre, non si interrogano mai. Restano immobili nelle loro vite del cazzo e si accontentano di ciò che capita loro. Non hanno ambizioni.” “esattoo!” mi risponde lui “io non voglio diventare come loro. Io voglio conoscere la vita e il pensiero dei filosofi, voglio interrogarmi sempre, voglio trovare la chiave di svolta alla mia vita. un po’ come te, come tuo nonno che non vi fermate all’apparenza delle cose ma andate dritti alla sostanza. È stato davvero bello incrociare il mio cammino con il vostro!” “Anto” faccio io, “ehi vè” risponde lui. “grazie per ciò che mi hai detto. E si. insegui i tuoi sogni, intraprendi questo percorso. Vola alto e non ti fermare mai. Non diventare mai come quelle persoen vuote dentro. Non perderti mai. Me lo prometti?” e lui “promesso. Ma solo se anche tu farai la stessa cosa!”.

È stato sorprendente capire quante persone in silenzio ascoltavano quello che avevo da dire e lo apprezzavano. Beati quelli che hanno il coraggio di esprimere i loro sentimenti anche a costo di sembrare banali o fuori luogo. Spero di riuscirci anche io un giorno o l’altro soprattutto con le persone che reputo importanti.

3 settembre 2018 – “consigli d’amore agli altri. Consigli di bontà verso me stessa.”

Ho dimenticato di essere semplice, vera e anche un po’ ingenua. Mi sono cucita addosso un carattere imperscrutabile e ho dimenticato di far battere il cuore, di fidarmi, di farmi conoscere per quella che sono, anche il mio lato fragile, dolce, bisognoso d’affetto. Perché si, non c’è nulla di male nel cercare e donare affetto. Mentre parlavo agli altri riflettevo sui miei comportamenti ed ho capito che dovrei sciogliermi un po’ di più e tirarmela di meno. Che non tutte le persone feriscono e non tutte si comporteranno male nei miei confronti. Che non devo sempre proteggermi, non devo essere sempre scontrosa, non devo mostrare ciò che non sono ed essere odiata per questo. A volte mi sento come una leonessa ferita che vuole farla pagare a tutti, anche a chi non c’entra niente. Fortuna che sono riuscita a capirlo in tempo. Fortuna che chi mi ha conosciuta in passato, prima di diventare la stronza che sono adesso, mi abbraccia e mi dice che andrà tutto bene. Si, andrà tutto bene perché adesso mi sono ritrovata e non permetterò più a nessuno di prendersi gioco di me. Se ti tratto con rispetto pretendo che tu faccia lo stesso altrimenti giro i tacchi e vado via. La mia dignità è più importante. L’amore è reciproco. Se ciò è presente solo da un lato rischia di diventare un’esecuzione. Ed io, a ventidue anni, non ho più tempo da perdere dietro a chi non sa cosa sia il rispetto. Soprattutto verso se stessi.

4 Settembre 2018 – “a cena con uno sconosciuto”

È l’ultimo giorno dei miei dieci minuti. Un mese fa ero sconvolta, straziata da amicizie incomprese e da amori stupidi. Oggi voglio regalare i miei dieci minuti a chi non sa niente di me. A chi vuole conoscere la mia storia, a chi non ha paura di vedermi dentro.

Ho mandato l’invito a una persona che sta sempre a stretto contatto con gli psicopatici. E io un po’ sento di esserlo. Tra un bicchiere di chardonnay bianco e uno spaghetto con le cozze ho raccontato la mia storia che fuggiva via dalla mia mente e dal mio cuore come se nulla fosse. Ho raccontato dei miei genitori, degli amici che mi hanno pugnalato alle spalle, di tutte quelle persone che non mi hanno capita ma sempre giudicata, di quanto male mi hanno fatto, di quella che ero e di quella che sono diventata, della mia voglia di riscatto, della voglia di costruirmi una vita tutta mia, di diventare qualcuno, di dare una mano a chi si sente come mi sentivo io anni fa. Agli incompresi, ai fuori posto, agli sfigati. Perché il mi sentirò sempre una “loser” anche se oggi sono ben altro e non mi sono neanche resa conto in quanti modi io sia cambiata. Ho raccontato di me con tutta la calma del mondo ed è stata la prima persona a cui ho raccontato del gioco dei 10 minuti. Di quanto mi avesse dato in un solo mese. Mentre aspettavo che la vita cambiasse in meglio, alla fine sono ritornata verso me stessa. Verso quella che avevo perso stando dietro ai drammi altrui. Ho capito che la felicità è una scelta. È fatta di momenti che scegliamo di creare e di vivere. Ho capito che perdiamo un sacco di belle esperienze quando diciamo “no”, quando non affrontiamo la paura, quando non rischiamo. Mia sorella una volta ha detto “ma se tu non rischi mai, che vita di merda sei destinato a fare?” ha solo tredici anni e mi sembra che ha già capito tutto dalla vita. se non rischi di essere felice, di vivere i tuoi sogni, che vita di merda fai? Ed io da oggi non voglio più privarmi di niente. Da oggi voglio essere una persona che non si arrende, che ha il coraggio di viversi la sua tristezza, di incazzarsi, di urlare e di andare avanti. Di cercare ed accogliere l’amore nella propria vita, di vivere tutte le avventure che desidera e di essere se stessa il centro del porpio universo senza far più del male agli altri. Ditelo alle persone che le amate e che le apprezzate. Mandatelo quel messaggio, abbracciate, dedicate le parole che tenete chiuse nel vostro cuore. Siate buoni anche se vi prendono per scemi. Che importa? L’affetto e la stima non consce vergogna. Vivete intensamente qualsiasi momento e gioite per i piccoli miracoli che accadono durante la vostra giornata. Ce ne sono tanti! Siamo noi che abbiamo spento la nostra attenzione. Siamo noi che abbiamo smesso di vivere nel presente preoccupandoci troppo del futuro e crucciandoci per un passato che non può essere modificato.  Questa sono io. Lo sono sempre stata. Ci è voluto un mese per recuperarmi, ma alla fine ce l’ho fatta e spero che un giorno possa farlo anche tu che mi stai leggendo. Alla fine, bastano solo 10 minuti!

 

È il 27 ottobre. La tristezza è andata via da un po’ di tempo. Resta la malinconia di cose che avrei potuto avere ma che non ho. Però ho promesso di essere fiduciosa e così sarà. Ho dato quell’esame che rimandavo da troppo tempo e l’ho passato con 30, adesso passo le mie giornate a studiare per gli esami che ho accantonato per circa due anni, facci 12 chilometri al giorno e ho finalmente le gambe toniche! Sto così bene nella mia solitudine che mi da fastidio riempirla con il primo che capita. Le persone continuano a non capirmi ma a me non frega più di tanto perché dall’altro lato c’è gente come me che mi apprezza e mi vuole bene. Persone che hanno deciso di fare questo gioco e hanno conquistato se stesse, il loro regno, la loro serenità. Ed io non potrei essere più felice di così.

Ancora oggi decido di dire “si” quando vorrei dire “no”. vivo qualsiasi esperienza e torno a casa più ricca di belle persone, belle parole, belle situazioni. Sto imparando ad abbattere le mie incertezze e a prendere la vita come un gioco. Tanto in un modo o nell’altro da questo gioco non ne usciremo mai vivi. Tanto vale godersi il proprio percorso rendendolo ogni giorno un’immensa avventura.

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Un abbraccio, Veronica.

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